Il Tirreno Cecina mercoledì 9 dicembre 1998

Il no al Pvc una vittoria popolare

Verdi della Val di Cecina

LA RICORRENZA del referendum sul Pvc a Rosignano è stata recentemente usata da organizzazioni sociali e politiche per esprimere la loro posizione su questioni ambientali.

Per quanto sia comprensibile che le organizzazioni sindacali vedano nel mancato investimento dell’industria locale anche «una grande occasione sfumata», ci lasciano molto perplessi le loro posizioni nei riguardi dei diritti democratici della popolazione e di uno sviluppo sostenibile che non mira solo alla crescita economica a tutti i costi, ma al continuo miglioramento della qualità della vita in genere. Di questo progetto fa parte la salvaguardia della salute, in prima linea la salute degli stessi operai e impiegati dell’azienda, ma poi anche quella dell’intera popolazione della zona, e non per ultimo ne fa parte la tutela della qualità dell’ambiente.

L’ambiente non è una cosa astratta, ma il mondo in cui viviamo, nel quale dovranno nascere e crescere i nostri bambini. Un ambiente avvelenato da sostanze tossiche e cancerogene non garantirebbe loro un futuro accettabile, come alla nostra generazione non garantirebbe ciò che ci dovrebbe essere più caro al mondo: la salute.

Pertanto la generazione dei sedicenni del 1988 aveva pieno diritto a partecipare al referendum sul Pvc e ad esprimere la sua volontà. I giovani di allora dimostrarono una grande maturità scegliendo il no agli impianti di Pvc/Vcm, rifiutando la chimera di uno sviluppo pagato troppo caro. Ormai tutti conoscono gli effetti del Vcm (vinyl chloride monomer) materia prima per la produzione del Pvc, fortemente cancerogena. Nel 1997 sono stati rinviati a giudizio 27 dirigenti di un’industria chimica con l’accusa di strage, disastro colposo e lesioni colpose, per gli avvelenamenti di Vcm a Porto Marghera. Il processo non è ancora concluso.

Non per caso in tutto il mondo sviluppato si parla di uscire dalla chimica del cloro, si cerca di sostituire il Pvc con altri materiali meno pericolosi. Il pericolo non sta tanto nel Pvc stesso quanto nel suo processo di produzione e di smaltimento. Gli impianti di Vcm vengono trasferiti laddove la povertà è maggiore. L’enorme quantità di Pvc, adoperato in una vastissima gamma di prodotti, solleva il problema del trattamento dei rifiuti fino ad oggi prevalentemente risolto mediante interramento in discariche o incenerimento. Nel processo della termodistruzione, il cloro del Pvc forma i famigerati furani e le diossime, sostanze pericolosissime perché tossiche, cancerogene e teratogene che si accumulano nei grassi corporei e passano ai neonati con il latte materno. Come si può allora definire «una grande occasione sfumata» la decisione contro una produzione che comporta tutti questi guai, e come ci si può dichiarare attenti allo «sviluppo sostenibile» senza aver capito che questo termine significa esattamente il contrario di «rimpianto per industrie malsane»?

Bisogna dare atto alla segreteria dei Ds di Rosignano che si differenzia notevolmente nella sua valutazione del referendum e soprattutto nell’apprezzamento della partecipazione democratica dei giovani. Purtroppo i Ds non sono stati molto conseguenti nella loro politica ambientale. Furono proprio le istituzioni e le forze politiche di allora che sostennero inizialmente il progetto della Solvay, e fu esattamente questo il motivo della rivolta di Democrazia proletaria e degli ambientalisti, oggi sprezzati dai Ds come «fondamentalisti». I gruppi locali del Wwf e di Greenpeace si formarono proprio su questa battaglia.

Oggi la Solvay intende compiere un altro scempio ambientale, quello dell’ampliamento dei suoi cantieri di estrazione del salgemma per altri 1700 ettari, nell’Alta Val di Cecina. Con gli attuali metodi di estrazione e con una quantità di due milioni di tonnellate annue, estratte con l’acqua dolce delle falde del fiume Cecina, la Solvay non solo continuerebbe a mandare in secca il fiume ogni anno per vari mesi e ad abbassare e salinizzare le falde, ma creerebbe anche enormi vuoti sotterranei con conseguenti vasti abbassamenti, crolli ed instabilità del terreno. Per molti decenni, se non per secoli, il territorio interessato non conoscerebbe alcuno sviluppo oltre lo sfruttamento minerario a larga scala. Già oggi il paesaggio, le strade e la ferrovia risentono di quest’attività, cosa inaccettabile per una zona con vocazione turistica. Tutto ciò emerge chiaramente dalla relazione della Commissione ambiente della Val di Cecina, composta da istituzioni ed associazioni.

Anche qui sono stati i sindaci della zona (quasi tutti del Pds, più un popolare) ad esprimere, insieme agli onorevoli locali del Pds, già nel 1995, il loro pieno assenso al progetto della Solvay. E anche qui è stato il movimento popolare, al quale aderiscono le associazioni ambientaliste, a svelarne i retroscena ed a combattere il progetto col mezzo della ricerca e dell’informazione.

Anche qui la forza politica dominante ha parlato di «terrorismo ambientale» per screditare le forze ambientaliste e per difendere le proprie posizioni ed anche qui, alcuni mesi prima delle elezioni, si veste da protettore dell’ambiente.

In realtà questi politici non hanno alcuna preparazione in materia di politica ambientale.

«Sviluppo sostenibile», un termine da loro spesso usato a sproposito, significa pensare al futuro, oltre le prossime elezioni, oltre l’ipotetico vantaggio economico immediato (che nel caso dell’attività estrattiva della Solvay tra l’altro non c’è). Sviluppo sostenibile significa invece fare economia delle risorse naturali, territorio, acqua, aria, minerali, significa non consumare il territorio e non inquinarlo, per lasciare spazio alle future generazioni che hanno il nostro stesso diritto di beneficiare di un mondo intatto e di un ambiente sano.

Noi non pensiamo che per il referendum del 1988 si possa parlare di «un’occasione sfumata». È stata anzi una grande opportunità per la popolazione, un’occasione per documentarsi, confrontarsi e influire direttamente su una scelta troppo importante per essere demandata ad un numero ristretto di rappresentanti delle istituzioni.