di Lino Lava

PADOVA (14 luglio) – Monica Cabrele ha dei momenti di crudele lucidità. È quando ricorda di avere in grembo il piccolo Alessandro senza vita. Il figlioletto di tre anni, che ha ucciso con oltre cento coltellate.

Sono momenti orribili, in cui la trentacinquenne madre di Curtarolo dice che il demonio le ha fatto uccidere il figlio che amava tanto. E implora di venire uccisa anche lei. Questa è la sua condanna. La tragedia che dovrà vivere, chissà come, fino a quando durerà la sua vita. Gli psichiatri, che hanno indagato la sua mente, dicono che la poveretta non era in grado di intendere e di volere il tardo pomeriggio di sabato 21 novembre quando ha assassinato il figlioletto. E dicono che è ancora malata. Tecnicamente, è socialmente pericolosa. In questi casi la Giustizia stende un “velo pietoso”.

Ieri mattina il giudice dell’udienza preliminare Mariella Fino ha dichiarato il proscioglimento per infermità psichica dell’imputata. Quindi, non si potrà procedere per i reati che le vengono contestati nel capo d’imputazione. Monica Cabrele, che lo scorso settembre ha messo al mondo anche la figlioletta Erika, resterà nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere, dove è ricoverata da mesi. Nella sentenza il giudice Fino dice che la donna dovrà rimanerci altri dieci anni. Le sue condizioni psichiche potrebbero modificare la pena. Ma davanti a questa giovane donna c’è soltanto il buio.

Il pubblico ministero Orietta Canova ha chiesto il giudizio immediato della madre. Il suo difensore, l’avvocato Lucia Tedeschi, ha scelto il rito abbreviato davanti al giudice dell’udienza preliminare. Monica Cabrele non era in aula. Non c’era neppure il marito, Gianni Bellato, artigiano, né i familiari. Nessuno ha voluto costituirsi parte civile.

La tragedia ha condizionato anche il rito abbreviato. La ricostruzione dei fatti e la requisitoria del pubblico ministero Canova sono state brevi e condizionate dalle conclusioni dei consulenti psichiatri. Anche la difesa dell’avvocato Tedeschi non si è discostata dalle conclusioni del rappresentante dell’accusa. Orietta Canova era rimasta seduta a lungo accanto a Monica Cabrelle sul pavimento della cucina della sua abitazione di Curtarolo. La giovane madre non voleva mollare dal suo grembo il corpo senza vita del piccolo Alessandro, avvolto in una coperta. Solo verso mezzanotte i sanitari erano riusciti a toglierle il bambino e a sedarla. Il magistrato era salito con lei nell’ambulanza che la portava al servizio psichiatrico.

Purtroppo, i segnali della mente instabile di Monica Cabrele sono stati vissuti per mesi dai familiari. Ma nessuno è stato in grado di valutarli.

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