di Giuseppe Pietrobelli

VENEZIA (24 dicembre) – L’Inno di Mameli taglia in due come una rasoiata ideologica, prima che acustica, il consiglio regionale del Veneto. Divide gli italiani convinti, che danno fiato alle ugole sventolando il tricolore, dai patrioti padani – improvvisamente muti – che escono dalla sala indignati per lo schiaffo politico subìto a microfoni aperti. Infatti il presidente dell’assemblea (Matteo Toscani, leghista) si affretta a farli spegnere, sospendendo la seduta. Ma ormai la frittata è fatta. Le strofe dell’elmo-di-Scipio e di Roma-s’è-desta hanno dilaniato in un pomeriggio prenatalizio la maggioranza di centrodestra, porgendo un colossale pacco dono a chi non aspettava altro che marcare differenze di stile e sostanza tra l’italianista Popolo della Libertà e il federalista Carroccio. Il fatto è che sono entrambi al governo della regione più verde d’Italia, su cui troneggia il Doge Luca Zaia.

L’eroe di giornata per gli unionisti è un consigliere dall’aspetto pacioso e dalla bonomia centrista che porta il nome di Stefano Valdegamberi. «L’inno volevo cantarlo alla fine, quando fosse stata approvata la legge che impegnava la Regione a organizzare celebrazioni per il 150. anniversario, che la Lega vede come la peste. Poi ho sentito quello che dicevano alcuni consiglieri verdi, quasi vivessero in una terra straniera. Ma qui sono morti decine di migliaia di meridionali nella Prima Guerra Mondiale per fare l’Italia. Allora ho deciso di cantare…».

Valdegamberi ha intonato l’Inno con veemenza. E dalla tasca ha tirato fuori il tricolore. Hanno cominciato a cantare i consiglieri di centrosinistra. Hanno cantato anche gli assessori Coppola, Donazzan e Giorgetti (ex An), con il vessillo in mano. Nell’aula è esploso il meccanismo delicato che aveva visto i leghisti in commissione esprimere indifferenza contraria al provvedimento, mentre centrosinistra e Pdl univano le rispettive proposte per votare in modo bipartisan un Comitato per i 150 anni dall’Unità d’Italia.

Nessuna combine tra Udc e Pdl, assicura Valdegamberi. Soltanto un modo spontaneo che però ha lasciato il segno. Perché con la Lega fuori, si rischiava un’approvazione unanime. Il che non poteva non pesare sugli equilibri di giunta. Gli azzurri Dario Bond e Piergiorgio Cortelazzo a quel punto hanno optato per far venir meno il numero legale. Alla ripresa della seduta i presenti erano solo 29, uno in meno del numero necessario. Tutti a casa e appuntamento a gennaio con lo stesso spinoso argomento all’ordine del giorno.

Esultano le minoranze. Piero Ruzzante (Pd): «Vogliamo aprire la prima seduta del 2011 con l’Inno di Mameli». Claudio Sinigaglia (Pd): «Come Pdl e Lega possono trovare coesione politica nel governo della Regione?». Valdegamberi (Udc): «Il Pdl è finito sotto lo scacco della Lega». E l’assessore Donazzan: «L’Italia è fatta in Veneto, se solo volessimo esserne consapevoli. Fu fatta sul Grappa, sull’Ortigara, sul Pasubio. È anche l’Italia di Vittorio Veneto del 1918. Non è un problema di date. Questo è il nostro sentire comune».

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