L’impegno di Castelnovo Monti

venerdì 29 settembre 2006, ore 19.00

L’impegno di Castelnovo Monti

Continuano le indagini della Procura sul suicidio di Giacomo Li Pizzi e parallelamente Castelnovo Monti porta avanti la sua battaglia. Quella contro il disagio che attanaglia i giovani e che preoccupa tutti, dalle famiglie alle istituzioni, dal mondo della scuola alle forze dell’ordine.

E’ passato più di un mese dalla notte in cui Giacomo si gettò dalla Pietra di Bismantova e dall’apertura dell’inchiesta che vede indagati per atti di nonnismo 9 giovani del paese, ma la comunità castelnovese è ancora scossa. Poi la notizia che tre di questi ragazzi avrebbero per mesi appiccato il fuoco ad auto, cassonetti e balle di fieno. Ed è di pochi giorni fa l’ultimo suicidio dalla Pietra di Bismantova: un giovane di Selvapiana di Canossa, un ragazzo di 21 anni come Giacomo.

La percezione di un disagio diffuso persiste e preoccupa. ‘Ma c’è da parte di tutti la voglia di reagire – dice il sindaco Gianluca Marconi – di capire dove si è sbagliato, di collaborare’. I gruppi di maggioranza e minoranza insieme hanno dato vita a un ideale percorso fatto di incontri e confronti. A metà settembre sono stati ricevuti in comune i rappresentanti delle forze dell’ordine. Ieri si sono seduti allo stesso tavolo i dirigenti delle scuole del paese, dalle elementari alle superiori: si è parlato del ruolo educativo dell’istituzione scolastica e di come convolgere i giovani nel tempo libero, di come avvicinare le famiglie.

Nei prossimi giorni sarà la volta delle parrocchie, dei servizi assistenziali, delle associazioni sportive. In mezzo un confronto aperto con i cittadini: venerdì prossimo il consiglio comunale aprirà le porte a tutti coloro che vorranno partecipare. All’ordine del giorno i problemi sociali ed educativi dopo gli episodi di malessere giovanile accaduti in paese. Insomma un percorso che dovrà …

La Lesione Del Diritto D’autore Giustifica L’azione Risarcitoria

La lesione del diritto d’autore giustifica l’azione risarcitoria

In un caso di pubblicazione di un’opera coperta da diritto d’autore senza il consenso dell’avente diritto, la Cassazione con sentenza n. 7971 del 23 luglio 1999 ha fatto chiarezza sul confine esatto fra lesione del diritto d’autore e concorrenza sleale.

Il caso era nato perché diversi quotidiani a tiratura locale, tutti appartenenti allo stesso editore, avevano pubblicato alcuni testi di composizioni musicali di Riccardo Cocciante senza avere preventivamente ottenuto il consenso dell’autore, degli editori e della cessionaria dei diritti esclusivi di pubblicazione sui periodici, in violazione della legge sul diritto d’autore (l.d.a.) e in contrasto con le norme sulla concorrenza sleale.

Nei primi due gradi di giudizio, che pure avevano riconosciuto una violazione del diritto d’autore, la richiesta di risarcimento danni avanzata dall’attrice era stata respinta in quanto presupposto indispensabile per configurare il danno ai sensi dell’art. 158 l.d.a. è l’esistenza di un rapporto concorrenziale tra l’attività svolta dall’impresa cui era attribuito il danno e l’impresa che si assumeva danneggiata. Avendo le Corti di merito negato l’esistenza del requisito di concorrenzialità in quanto l’attrice pubblicava i testi delle canzoni di Cocciante su riviste periodiche, mentre la convenuta li aveva pubblicati su stampa quotidiana locale, non sussistevano le basi per ottenere alcun risarcimento del danno.

La Cassazione ha cassato con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello, stabilendo che nel quadro di un’azione promossa per ottenere il risarcimento del danno ai sensi dell’art. 158 della legge n. 633/1941, “per configurare il danno previsto da detta norma non occorre l’esistenza di un rapporto concorrenziale. L’accertata lesione del diritto d’autore tutelato, giustifica di per sé l’azione risarcitoria a prescindere dall’eventuale integrazione di una fattispecie di concorrenza sleale, salvo restando la necessità di accertare in concreto che sussista un danno risarcibile secondo i criteri che …

La testimone: «Urlava, è stato terribile» Investita sotto gli occhi di molti passanti

VENEZIA (10 settembre) – «Non so chi siano quei signori che hanno detto di volersi presentare con le bandiere italiane alla Festa della Lega a Venezia. Mi auguro siano veneti e che oltre al Tricolore portino anche la bandiera del Veneto che è nata 1.100 anni fa». Lo ha detto il governatore del Veneto, Luca Zaia, in merito all’iniziativa annunciata da un comitato spontaneo di cittadini per esporre il tricolore ai balconi domenica prossima in occasione della festa della Lega a Venezia. «La mia ipotesi – ha aggiunto Zaia – è che facciano parte della politica del “cucù”, ossia di quelli che si faranno vedere domenica e poi per un anno spariranno. Noi invece ci siamo ogni giorno e siamo disponibili a un confronto sulle tematiche che interessano alla nostra gente». ancora per enrico secondo

scusa ma in quello delle 19.28 hai, secondo me, detto “fregnacce” mentre quello delle 21.30 è condivisibile. quanto a non vedere cambiamenti nel brece medio termine mi preoccupa non poco perchè se dopo quasi 30 anni di Liga veneta prima e lega nord dopo, ancora non si vedono cambiamenti all’orrizzonte, delle due l’una: o sono degli incapaci o, a chi c’è (che poi sono come tutti gli altri sempre gli stessi da sempre), gli va bene non cambi perchè così perpetuano la loro stessa esistenza (politica intendo). Non so se sono stato chiaro ma prendiamo ad esempio il federalismo fiscale, cosa ci vuole per farlo, forse cambiare la costituzione? può darsi ma banalmente basterebbe invertire le aliquote tra le imposte regionali (ora al massimo dell’1,9%) con quelle “statali”. olplà il gioco è fatto. oltre alla sanità (già regionale ma finanziata ogni anno con trasferimenti statali), aggiungiamo scuola, trasporti, polizia locale e poco altro e vivremo tutti più felici e senza più rancori verso gli altri….invece….invece …

Dta-Uffizi

Premessa

La necessità e l’utilità per ogni istituzione museale di disporre di una documentazione fotografica completa e rigorosa delle proprie collezioni sono indiscutibili.

Tale documentazione è infatti indispensabile per la conservazione, l’indagine scientifica e di restauro, l’analisi delle collezioni, la diffusione di informazioni, le applicazioni multimediali. L’impiego di immagini digitali di alta qualità è destinato ad accrescersi sempre più nel futuro unendosi a modellazioni tridimensionali degli oggetti e degli ambienti. Le soluzioni informatiche e di imaging digitale attuali consentono la presa di immagini in modo più scientifico ed oggettivo rispetto alla fotografia tradizionale. L’immagine digitale, infatti, è inalterabile nel tempo ed è assai più versatile per la maggior parte degli impieghi attuali. Le immagini fotografiche esistenti oggi vengono comunque convertite in formato digitale per essere utilizzate. In questo procedimento inevitabilmente si introducono degli errori, distorsioni ed alterazioni cromatiche dovute alle apparecchiature di digitalizzazione. E’ evidente che la presa di immagini direttamente in digitale elimina questo fattore di deterioramento dell’informazione. La qualità e la risoluzione ottenibili (12,500×10,500 pixel di risoluzione per 48 bit di profondità colore) sono inoltre tali da eccedere i requisiti per la stampa tipografica anche di grande formato.

Alla luce di questo stato di cose il DTA-Uffizi, forte delle esperienze e tecnologie accumulate negli ultimi anni nel campo dell’immagine digitale, in collaborazione con Toppan Printing Co. Ltd, azienda leader in Giappone nella nuove tecnologie applicate alla riproduzione dell’immagine digitale, propongono il presente progetto.

Il progetto è rivestito di una valenza tecnologica e scientifica di punta in quanto verranno impiegate le attrezzature e tecnologie più avanzate esistenti per la presa ed il trattamento delle immagini. Da non sottovalutare inoltre è il prestigio per gli Uffizi derivante da questa iniziativa che ancora una volta (dopo la realizzazione delle sale multimediali) si troverebbero in prima fila a livello mondiale come esempio …

Meno male, c’è Ferrara Danza Contemporanea

È autunno e il Teatro Comunale di Ferrara cala l’asso di una nuova stagione di danza sempre propositiva e stimolante. Poche altre piazze ormai mantengono con caparbio rigore un disegno programmatico solido e chiaro, come invece fa la scena ferrarese, che punta soprattutto all’offerta di quanto c’è di più creativo e “alto” sulla scena coreografica attuale, con un occhio particolare a quella tedesca e nordeuropea. Andando nella splendida sala estense, insomma, si sa che c’è sempre qualcosa che vale la pena di seguire: per sorprendersi, estasiarsi, o magari anche arrabbiarsi e- perché no?- indignarsi, ma che nasce sempre da un “pensiero forte” e quindi meritevole di seria valutazione.

Per la prima sezione della stagione, tradizionalmente destinata al Danza Contemporanea – già Prime Visioni Festival – il Comunale sciorina una sicura sfilza di nomi. Si parte il 2 e 3 novembre con Sasha Waltz, di ritorno a Ferrara dopo l’acclamata regia coreografica del Dido and Aeneas di Purcell. Della coreografa e drammaturga tedesca

il Comunale propone in “prima” nazionale uno dei lavori più intensi e apprezzati: NoBody, terza parte della trilogia sul corpo e sul senso dell’umanità che Sasha ha elaborato nei suoi anni alla Schaubühne di Berlino. Il 16 e 17

novembre si gioca con il comune senso del pudore con uno spettacolo vietato ai minori ma decisamente curioso: alcune stripteuses e strippers si affidano a sette coreografi di tendenza della scena europea per Nightshade, gioco provocatorio che esplora il concetto di seduzione ed erotismo. Come dicevamo i nomi degli autori dei “numeri” sono decisamente a la page: Wim Vandekeybus, Alain Platel, Eric De Volder e ben quattro autrici: Caterina Sagna, Laura Triozzi, Vera Mantero e Johanne Saunier.

Ancora un nome eccellente della coreografia mondiale, il maestro giapponese Saburo Teshigawara torna nella prediletta cornice ferrarese per i suoi saggi di …

Santa Maria C.V. esercenti contestano il piano traffico

L’ira dei commercianti, città in tilt SILVIO LAUDISIO

santa maria c.v. Esplode la rabbia dei commercianti e il traffico va in tilt. Dopo il blocco dell’altra sera in via De Gasperi, la protesta degli esercenti si è estesa a macchia d’olio: ieri sera nel corso dell’incontro in piazza San Pietro organizzato dall’Ascom, circa 700 aderenti alla categoria hanno occupato la strada bloccando per diverso tempo il traffico veicolare. Solo l’intervento della polizia è riuscito dopo due ore a far sgomberare l’arteria. Sotto accusa il nuovo dispositivo del traffico, una «vexata quaestio» che da tempo genera malumore e non poche frizioni tra commercianti e amministrazione comunale dopo l’entrata in vigore dei nuovi sensi di marcia e divieti di accesso in diversi punti della città.

L’Ascom ha chiamato a raccolta, ieri sera, tutti i commercianti della città, che hanno risposto in gran numero per concordare e intraprendere tutte quelle azioni di lotta contro le modifiche dei sensi di marcia che – a detta di molti – «hanno stravolto il traffico, determinando dei contraccolpi deleteri per la viabilità e il commercio cittadino». In particolare, il direttore provinciale dell’Ascom, D’Argenzio, ha stigmatizzato il comportamento del sindaco e dell’assessore al traffico che avrebbero disatteso un impegno sottoscritto il 5 luglio scorso. «Si è trattato – si legge anche in un documento distribuito dall’Ascom – di un vero e proprio blitz disonorevole, di uno schiaffo alla città, la cui maggioranza appare prigioniera (sic!) di un uomo solo».

Tanta l’amarezza e la rabbia dei commercianti che si sentono «traditi e offesi» da quelle persone che avevano sottoscritto un impegno a incontrarli nuovamente prima di porre in essere le modifiche al traffico. Da parte sua l’assessore al ramo Nicola Leone è più che convinto che le nuove direttrici produrranno soltanto benefici alla viabilità cittadina e anche ai commercianti. …

Biblioteca civica Bertoliana

E’ una delle più importanti biblioteche di conservazione italiane. Custodisce un ricchissimo patrimonio costituito da 483.486 volumi periodici ed opuscoli sciolti, circa 8.000 cinquecentine, 850 incunaboli, 3.564 manoscritti.

Venne istituita nel 1708 con la donazione del conte Giovanni Maria Bertolo (1631-1707), da cui ha preso il nome. Tra il XVIII e il XIX secolo ha acquisito le biblioteche degli ordini religiosi soppressi, lasciti di privati cittadini, archivi pubblici e familiari. L’aumento del patrimonio ha reso necessario nel 1908 il passaggio dalla primitiva sede presso il Monte di Pietà all’attuale collocazione nell’ex Convento di S. Giacomo, nel cuore del centro storico.A partire dagli anni ’50 la Biblioteca ha registrato continue espansioni sia della struttura edilizia che del patrimonio librario con l’acquisizione di nuovi spazi, la creazione di una rete di biblioteche di quartiere, l’incremento dei fondi librari ed archivistici.

Gode del diritto di stampa dal 1938 come biblioteca principale di capoluogo di provincia. L’acquisizione e la catalogazione del materiale bibliografico è svolta dal 1991 con il Servizio Bibliotecario Nazionale, la procedura informatizzata predisposta dall’Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane che consente collegamenti on line e una stetta interrelazione con le principali biblioteche nazionali. Dal 1994 la Biblioteca è Istituzione del Comune di Vicenza.Tra i fondi particolari: Collezione Gonzati (di interesse locale), Archivio di Torre (archivio storico comunale), Archivio scrittori vicentini (sec. 19.-20.). Offre servizi di pubblica lettura, prestito locale e interbibliotecario (nazionale e internazionale), riproduzione di documenti, consulenza bibliografica (relativa a cataloghi cartacei e informatizzati della biblioteca nonché ad altre basi dati su CD ROM e on line), consulenza relativa ai fondi manoscritti e archivistici.

Orario di apertura: da lunedì a venerdì 8,00 – 19;

sabato 8,00 – 12,30…

Settimo Torinese

La situazione di degrado ambientale a Settimo si fa sempre più drammatica. Non solo l’amministrazione settimese ha dato il via libera alla discarica del fluff in zona Rio Martino, Frazione Mezzi Po, ma nulla intende fare per contrastare e risolvere il problema delle discariche abusive.

Il 29 settembre l’Assessore alla qualità della vita facente funzione di assessore all’ambiente, Claudio Comoglio, dopo aver negato il patrocinio della città di Settimo alla manifestazione mondiale “Puliamo il Mondo”, curata in Italia da Legambiente, accusando l’associazione di strumentalizzare l’iniziativa, ha organizzato una giornata denominata “Puliamo Settimo”, che secondo lui doveva servire a sensibilizzare i cittadini al problema della salvaguardia ambientale.

I luoghi scelti sono stati lo spazio antistante l’Idrocentro e la discarica abusiva in prossimità del Convento delle Suore Oblate in via Po. Sulla prima un comunicato stampa di Legambiente reso noto a metà settembre scorso ricorda all’Assessore che quel luogo era già stato ripulito due anni fa nella prima edizione di “Puliamo il Mondo” e che da allora l’amministrazione comunale aveva lasciato che si riempisse di nuovo di rifiuti.

Sulla discarica di via Po dobbiamo riscontrare che il problema è lo stesso, quel luogo, dai nostri conti, è stato ripulito a spese del contribuente almeno 5 volte con un esborso di denaro pubblico notevole e, durante un nostro sopralluogo abbiamo verificato che il sito in questione si sta di nuovo riempiendo, come sempre, di rifiuti di ogni genere, a questo punto la domanda e ovvia: a cosa è servita la giornata organizzata dall’Assessore? A fare lavorare inutilmente coscienziosi volontari?

Eppure di soluzioni ce ne sarebbero parecchie: si potrebbe recintare l’area, la si potrebbe monitorare, si potrebbe creare un nucleo di Polizia Ambientale nell’ambito del nostro Corpo di Polizia Municipale che controlli la situazione.

A noi pare che il vero problema è che chi …

Riforma della Pac, centinaia di agricoltori hanno partecipato al convegno Coldiretti

giovedì 14 ottobre 2004, ore 15.19

Riforma della Pac, centinaia di agricoltori hanno partecipato al convegno Coldiretti

Quasi 250 imprenditori agricoli ieri sera hanno partecipato al convegno sulla riforma della politica agricola europea, organizzato dalla Coldiretti. Solo nel reggiano la riforma interessa più di 5000 aziende agricole che secondo i calcoli di Agea fino al 2013 percepiranno una media di 14milioni di contributi all’anno. Gli incontri sulla riforma Pac proseguiranno domenica 17 ottobre a Gualtieri e lunedì 25 ottobre a Castelnovo Monti. Quasi 250 imprenditori agricoli ieri sera hanno affollato la sala Siper dell’ente fiera di Reggio per assistere al convegno sulla Pac organizzato dalla Coldiretti reggiana. Oltre a Giorgio Grenzi e Marino Zani, rispettivamente direttore e vicepresidente della Coldiretti di Reggio, all’incontro hanno partecipato Angelo Frascarelli, ricercatore del dipartimento di scienze economiche e estimative dell’Università di Perugia e Andrea Fugaro, responsabile del servizio organizzazione economica di Coldiretti. Si è trattato di un incontro dal taglio prevalentemente tecnico che, come gli altri due in programma nei prossimi giorni, aveva lo scopo di tratteggiare i nuovi scenari e chiarire le perplessità aperte dalla riforma della Politica agricola comunitaria (Pac). Le grandi novità introdotte dall’Ue soprattutto per l’assegnazione dei contributi comunitari, coinvolgono la maggioranza degli agricoltori italiani. Solo sul territorio reggiano le aziende interessate dalla riforma della Pac sono oltre 5000, 3000 le associate Coldiretti. Con l’introduzione della nuova politica agricola comunitaria si passa, infatti dai premi alla produzione legati al tipo di coltura o di allevamento (cereali, bovini, soia, girasoli, ovicaprini) ai titoli aziendali concessi al produttore. In pratica l’imprenditore agricolo, che ha sempre ricevuto contributi comunitari condizionati a determinate coltivazioni o allevamenti, da ora in poi avrà un contributo (titolo aziendale) svincolato dal tipo di coltura e calcolato sulla media dei contributi del triennio 2000 – 2002. Tale meccanismo prende …

Terremoto in Procura

… fra qualche giorno lascerò l’incarico avendo rassegnato in data odierna le dimissioni dall’ordine giudiziario, senza aver mai ricevuto alcuna informazione di garanzia o comunicazione di inizio di azione disciplinare, perché costrettovi da una campagna persecutoria, gravemente lesiva della mia onorabilità, montata ed orchestrata ad arte da qualcuno che si illude di trarne personale giovamento nella competizione elettorale del prossimo giugno.’

È l’inizio della lettera di poco più di due pagine firmata da Italo Materia (foto). Il magistrato che da sei anni è a capo della Procura della Repubblica di Reggio lascia il suo incarico e la stessa magistratura. Se ne va in seguito a insinuazioni pesantissime, che lui stesso ripercorre. Siamo nell’ottobre 2008, al convegno organizzato dalla lista civica ‘Gente di Reggio’ e dal movimento ‘Amici di Beppe Grillo’. Invitata a parlare di infiltrazioni mafiose al nord è Sonia Alfano, figlia del giornalista siciliano ucciso da Cosa nostra e presidente dell’associazione che riunisce i familiari delle vittime della mafia. La Alfano parla di ‘ombre che si proietterebbero sul capo della Procura reggiana per un parere che – a suo dire – agevolò la concessione di benefici a Luigi Sparacio, un falso pentito di mafia, e per l’amicizia con il magistrato Giovanni Lembo, poi condannato per favoreggiamento di Cosa nostra’. Italo Materia replica: ‘Diffamazione su commissione di qualcuno per danneggiarmi in un momento importante della mia carriera’.

Siciliano, 67 anni, prima di essere assegnato alla guida della Procura reggiana Italo Materia ha fatto parte del Consiglio superiore della magistratura, è stato sostituto alla Direzione nazionale antimafia e procuratore aggiunto a Bologna. E proprio a Bologna Materia ha fatto richiesta di tornare. Il suo nome figura infatti tra i candidati in corsa per il prestigioso incarico di procuratore capo. Dal capoluogo emiliano però arrivano nuovi attacchi. Gli ‘Amici di Beppe Grillo’ …

Udine. Giovane esce di strada, investe e uccide un 16enne che parla con gli amici

Armando Miranda è attualmente presidente della Chiesa nel

Nord del Messico, dove la nostra opera si sta sviluppando rapidamente, ha detto Paulsen. Egli ha lavorato come pastore, evangelista, direttore di dipartimento e presidente di Conferenza. Sono fiducioso che darà il proprio contributo alla nostra Chiesa internazionale.”

“Ted Wilson proviene dagli Stati Uniti ed ha avuto una grande esperienza internazionale”, ha continuato Paulsen. “Ha lavorato prima come direttore di dipartimento e poi come segretario della Divisione dell’Africa-Oceano Indiano. E’ stato anche presidente della Divisione Euro-Asia nella sede centrale di Mosca, in Russia, e infine segretario associato alla sede centrale mondiale della Chiesa. Attualmente è presidente della Casa Editrice Review and Herald.

“Gerry Karst ha iniziato il suo ministero in Canada ed ha anche una grande esperienza come presidente della Chiesa nel Medio Oriente”, ha detto Paulsen. “Più recentemente, è stato assistente del presidente per oltre sette anni, ed è stato il mio più stretto collaboratore per l’ultimo anno e mezzo. Ha una chiara comprensione di come la nostra Chiesa opera, ed è molto efficace nella comunicazione.”

Lowell C. Cooper, anch’ egli canadese, è stato uno dei vicepresidenti della Conferenza Generale dal 1998. In precedenza, era stato segretario associato alla sede centrale mondiale della Chiesa ed ha avuto esperienza internazionale come segretario e direttore di dipartimento della Divisione dell’ Asia Meridionale in India, ed anche direttore di dipartimento in Pakistan. Ha iniziato il suo ministero ad Alberta, in Canada.

Leo Ranzolin, di nazionalità brasiliana, venne eletto per la prima volta vicepresidente nel 1990. Ha lavorato presso la sede centrale della Chiesa come direttore della Gioventù, direttore associato dei Ministeri della Chiesa, e segretario aggiunto nel dipartimento del Segretariato. Ha lavorato

anche come segretario del Dipartimento dei Missionari Volontari nella Conferenza di Parana e nella Unione di Conferenze del Brasile e come…

Alfredo Colombo

Ideogrammi dell’io

Hanno il poetico ermetismo, lo struggente straniamento dell’objet trouvè i legni di Alfredo Colombo: con qualcosa in più. L’azzeramento formale dell’espressionismo astratto, l’estensione provocatoria dei concettuali e l’esperienza poverista allontanano infatti le “proposizioni articolate” di Colombo dalle interiezioni di Duchamp. In quei legni non c’è l’arroganza della trovata, ma non c’è nemmeno l’ironia del ritrovamento. La ricerca non ha infatti valore autoreferenziale, non si esaurisce nell’esibizione dell’oggetto trovato ma, proseguendo il cammino di Rauschenberg, usa l’oggetto, quei legni su cui il tempo ha impresso il proprio segno, come piano su cui avviare un tentativo di scrittura. Il dramma nasce allora proprio dal contrasto tra la sorda presenza della materia e l’intervento cromatico o formale: condotto con il pudore di chi avverte nella mutilazione del frammento rinvenuto la perdita irreparabile della perfezione dell’intero, ma arrischia comunque un tentativo di composizione. Ecco perché le opere di Alfredo Colombo rivelano sempre un’attenzione per la valenza estetica, ed ecco perché sembrano le tavole di una simbologia ormai indecodificabile: luoghi dell’enigma che richiamano inevitabilmente alla memoria le arcane presenze totemiche di Ettore Colla.

La dimensione dialogica non è però negata a priori. Il mutismo ostentato del “senza titolo” è piuttosto rivelatore della volontà di non sovrapporre la mediazione del proprio io al dialogo diretto con la materia che, liberata dalla necessità di piegarsi alla rappresentazione di una storia, può proporsi finalmente come schermo della storia di chi guarda. E la grande lezione di Fautrier, di Burri, di Tápies: artisti che, in maniera diversa, hanno creato una possibilità di racconto nel sofisticato spessore della materia. Ma è anche la comune, amara lezione del vivere: il linguaggio, nella continua iterazione, consuma i propri contenuti. Il già detto spegne il portato concettuale. Solo l’allusione, nella sua equivocità, mantiene intatto il proprio valore evocativo, perché il suono …

Venezia. Assalti alle casse continue: arrestati 11 della Mala del Brenta/ Video

di Giuseppe Pietrobelli

VENEZIA (24 dicembre) – L’Inno di Mameli taglia in due come una rasoiata ideologica, prima che acustica, il consiglio regionale del Veneto. Divide gli italiani convinti, che danno fiato alle ugole sventolando il tricolore, dai patrioti padani – improvvisamente muti – che escono dalla sala indignati per lo schiaffo politico subìto a microfoni aperti. Infatti il presidente dell’assemblea (Matteo Toscani, leghista) si affretta a farli spegnere, sospendendo la seduta. Ma ormai la frittata è fatta. Le strofe dell’elmo-di-Scipio e di Roma-s’è-desta hanno dilaniato in un pomeriggio prenatalizio la maggioranza di centrodestra, porgendo un colossale pacco dono a chi non aspettava altro che marcare differenze di stile e sostanza tra l’italianista Popolo della Libertà e il federalista Carroccio. Il fatto è che sono entrambi al governo della regione più verde d’Italia, su cui troneggia il Doge Luca Zaia.

L’eroe di giornata per gli unionisti è un consigliere dall’aspetto pacioso e dalla bonomia centrista che porta il nome di Stefano Valdegamberi. «L’inno volevo cantarlo alla fine, quando fosse stata approvata la legge che impegnava la Regione a organizzare celebrazioni per il 150. anniversario, che la Lega vede come la peste. Poi ho sentito quello che dicevano alcuni consiglieri verdi, quasi vivessero in una terra straniera. Ma qui sono morti decine di migliaia di meridionali nella Prima Guerra Mondiale per fare l’Italia. Allora ho deciso di cantare…».

Valdegamberi ha intonato l’Inno con veemenza. E dalla tasca ha tirato fuori il tricolore. Hanno cominciato a cantare i consiglieri di centrosinistra. Hanno cantato anche gli assessori Coppola, Donazzan e Giorgetti (ex An), con il vessillo in mano. Nell’aula è esploso il meccanismo delicato che aveva visto i leghisti in commissione esprimere indifferenza contraria al provvedimento, mentre centrosinistra e Pdl univano le rispettive proposte per votare in modo bipartisan un Comitato per i …

Genova, I Progetti Per Rifare Il Ponte: Da Quello Del Codacons A Calatrava

Genova – Tra i progetti per la ricostruzione del nuovo ponte Morandi inviati al sindaco-commissario, Marco Bucci, ce n’ è anche uno elaborato dal Codacons , che prevede l’ utilizzo delle parti del viadotto rimaste dopo il crollo, i cosiddetti “monconi”. L’ associazione, che si occupa di tutela dei consumatori, ha fatto sapere di avere consultato su questo i genovesi con un’ indagine online: l’ idea sarebbe piaciuta a quasi il 70% di quelli che hanno risposto. Secondo il progetto, bisognerebbe salvare i “monconi” , ricostruendo unicamente la parte di ponte crollata: si costruirebbe, al suo posto una «struttura “strallata”, con impalcato a sezione mista – si legge nel documento – formato da due travi di acciaio “tralicciate” e soletta di cemento armato»; si tratterebbe di un «nuovo ponte dedicato alle vittime della tragedia di Genova – hanno spiegato dal Codacons – in grado di garantire piena sicurezza ai cittadini grazie all’ adeguamento dei circa 700 metri di struttura ancora intatta» e « realizzato in tempi brevi, con risorse economiche inferiori per lo Stato e senza le difficoltà tecniche che presenta una demolizione totale del viadotto». | Decreto Genova, la Regione Marche ha presentato ricorso | Fra le “grandi firme”, anche Calatrava? Fra gli altri, anche la Cimolai Spa di Pordenone avrebbe presentato un progetto, firmato addirittura dall’ architetto Santiago Calatrava , secondo indiscrezioni che avrebbero trovato conferme ufficiose, ma non ancora ufficiali. La Cimolai ha realizzato in passato le paratie per il nuovo canale di Panama , la copertura dello stadio di Pechino in occasione delle Olimpiadi in Cina e la stazione della metropolitana di Ground Zero , a New York. La scadenza per la presentazione dei progetti per la demolizione e la ricostruzione del viadotto era ieri alle 12. Rixi: vedremo Bucci per l’ analisi dei progetti Sulla …

Convegno sul Lavoro – Motta 15 – 17 settembre 2000

Il cambiamento del lavoro: quale ruolo per le Acli? (Sintesi intervento)

Parto da due icone sociali:

1) il capitale sociale è l eredità sociale che le comunità hanno costruito e tramandano. Sono lo strumento per misurare il benessere di quella comunità. Noi abbiamo quindi tra le mani questa eredità.

Questa eredità quindi non può essere rinchiusa, ma va rigenerata e confrontata con le sfide della modernità. 2) La seconda la traggo dalla lettura del Corriere della sera di ieri sulla storia di due ragazzi, appena sposati , impiegati con contratti atipici da 900.000 lire al mese. Cosa vuol dire per loro immaginarsi nel futuro.

Il dato che ne traggo è che mai come oggi il lavoro è diventato centrale nei processi di costruzione di valore, ma che mai come oggi il lavoratore è vulnerabile e esposto di fronte a questi cambiamenti. Da qui l idea di pensare ad una flessibilità sostenibile.

La sfida riguarda quindi la famiglia, perché all interno di essa che la formazione e l apprendimento diventano dimensioni importanti per la persona, ma la sfida riguarda anche le comunità locali.

Il compito delle Acli oggi è di ritornare a fare una grande interrogazione sul lavoro mutevole, per capire cosa vi è dentro questo universo. Dobbiamo avere 5 obiettivi per una flessibilità sostenibile:

-far sì che il passaggio tra un lavoro e un altro sia vissuto drammaticamente

-evitare che la precarietà del lavoro diventi precarietà della vita individuale delle persone

-far si che itinerari di lavoro mutevole non siano all insegna del caos, ma rientrino in un disegno di qualificazione professionale

-far diventare il luogo di lavoro un luogo di relazioni interpersonali

-far si che le incertezze sul lavoro non si sommino alle esclusioni o alle differenze già esistenti.

Su questi 5 obiettivi le Acli sono chiamate ad impegnarsi. …