Terremoto in Procura

… fra qualche giorno lascerò l’incarico avendo rassegnato in data odierna le dimissioni dall’ordine giudiziario, senza aver mai ricevuto alcuna informazione di garanzia o comunicazione di inizio di azione disciplinare, perché costrettovi da una campagna persecutoria, gravemente lesiva della mia onorabilità, montata ed orchestrata ad arte da qualcuno che si illude di trarne personale giovamento nella competizione elettorale del prossimo giugno.’

È l’inizio della lettera di poco più di due pagine firmata da Italo Materia (foto). Il magistrato che da sei anni è a capo della Procura della Repubblica di Reggio lascia il suo incarico e la stessa magistratura. Se ne va in seguito a insinuazioni pesantissime, che lui stesso ripercorre. Siamo nell’ottobre 2008, al convegno organizzato dalla lista civica ‘Gente di Reggio’ e dal movimento ‘Amici di Beppe Grillo’. Invitata a parlare di infiltrazioni mafiose al nord è Sonia Alfano, figlia del giornalista siciliano ucciso da Cosa nostra e presidente dell’associazione che riunisce i familiari delle vittime della mafia. La Alfano parla di ‘ombre che si proietterebbero sul capo della Procura reggiana per un parere che – a suo dire – agevolò la concessione di benefici a Luigi Sparacio, un falso pentito di mafia, e per l’amicizia con il magistrato Giovanni Lembo, poi condannato per favoreggiamento di Cosa nostra’. Italo Materia replica: ‘Diffamazione su commissione di qualcuno per danneggiarmi in un momento importante della mia carriera’.

Siciliano, 67 anni, prima di essere assegnato alla guida della Procura reggiana Italo Materia ha fatto parte del Consiglio superiore della magistratura, è stato sostituto alla Direzione nazionale antimafia e procuratore aggiunto a Bologna. E proprio a Bologna Materia ha fatto richiesta di tornare. Il suo nome figura infatti tra i candidati in corsa per il prestigioso incarico di procuratore capo. Dal capoluogo emiliano però arrivano nuovi attacchi. Gli ‘Amici di Beppe Grillo’ …

Udine. Giovane esce di strada, investe e uccide un 16enne che parla con gli amici

Armando Miranda è attualmente presidente della Chiesa nel

Nord del Messico, dove la nostra opera si sta sviluppando rapidamente, ha detto Paulsen. Egli ha lavorato come pastore, evangelista, direttore di dipartimento e presidente di Conferenza. Sono fiducioso che darà il proprio contributo alla nostra Chiesa internazionale.”

“Ted Wilson proviene dagli Stati Uniti ed ha avuto una grande esperienza internazionale”, ha continuato Paulsen. “Ha lavorato prima come direttore di dipartimento e poi come segretario della Divisione dell’Africa-Oceano Indiano. E’ stato anche presidente della Divisione Euro-Asia nella sede centrale di Mosca, in Russia, e infine segretario associato alla sede centrale mondiale della Chiesa. Attualmente è presidente della Casa Editrice Review and Herald.

“Gerry Karst ha iniziato il suo ministero in Canada ed ha anche una grande esperienza come presidente della Chiesa nel Medio Oriente”, ha detto Paulsen. “Più recentemente, è stato assistente del presidente per oltre sette anni, ed è stato il mio più stretto collaboratore per l’ultimo anno e mezzo. Ha una chiara comprensione di come la nostra Chiesa opera, ed è molto efficace nella comunicazione.”

Lowell C. Cooper, anch’ egli canadese, è stato uno dei vicepresidenti della Conferenza Generale dal 1998. In precedenza, era stato segretario associato alla sede centrale mondiale della Chiesa ed ha avuto esperienza internazionale come segretario e direttore di dipartimento della Divisione dell’ Asia Meridionale in India, ed anche direttore di dipartimento in Pakistan. Ha iniziato il suo ministero ad Alberta, in Canada.

Leo Ranzolin, di nazionalità brasiliana, venne eletto per la prima volta vicepresidente nel 1990. Ha lavorato presso la sede centrale della Chiesa come direttore della Gioventù, direttore associato dei Ministeri della Chiesa, e segretario aggiunto nel dipartimento del Segretariato. Ha lavorato

anche come segretario del Dipartimento dei Missionari Volontari nella Conferenza di Parana e nella Unione di Conferenze del Brasile e come…

Alfredo Colombo

Ideogrammi dell’io

Hanno il poetico ermetismo, lo struggente straniamento dell’objet trouvè i legni di Alfredo Colombo: con qualcosa in più. L’azzeramento formale dell’espressionismo astratto, l’estensione provocatoria dei concettuali e l’esperienza poverista allontanano infatti le “proposizioni articolate” di Colombo dalle interiezioni di Duchamp. In quei legni non c’è l’arroganza della trovata, ma non c’è nemmeno l’ironia del ritrovamento. La ricerca non ha infatti valore autoreferenziale, non si esaurisce nell’esibizione dell’oggetto trovato ma, proseguendo il cammino di Rauschenberg, usa l’oggetto, quei legni su cui il tempo ha impresso il proprio segno, come piano su cui avviare un tentativo di scrittura. Il dramma nasce allora proprio dal contrasto tra la sorda presenza della materia e l’intervento cromatico o formale: condotto con il pudore di chi avverte nella mutilazione del frammento rinvenuto la perdita irreparabile della perfezione dell’intero, ma arrischia comunque un tentativo di composizione. Ecco perché le opere di Alfredo Colombo rivelano sempre un’attenzione per la valenza estetica, ed ecco perché sembrano le tavole di una simbologia ormai indecodificabile: luoghi dell’enigma che richiamano inevitabilmente alla memoria le arcane presenze totemiche di Ettore Colla.

La dimensione dialogica non è però negata a priori. Il mutismo ostentato del “senza titolo” è piuttosto rivelatore della volontà di non sovrapporre la mediazione del proprio io al dialogo diretto con la materia che, liberata dalla necessità di piegarsi alla rappresentazione di una storia, può proporsi finalmente come schermo della storia di chi guarda. E la grande lezione di Fautrier, di Burri, di Tápies: artisti che, in maniera diversa, hanno creato una possibilità di racconto nel sofisticato spessore della materia. Ma è anche la comune, amara lezione del vivere: il linguaggio, nella continua iterazione, consuma i propri contenuti. Il già detto spegne il portato concettuale. Solo l’allusione, nella sua equivocità, mantiene intatto il proprio valore evocativo, perché il suono …

Venezia. Assalti alle casse continue: arrestati 11 della Mala del Brenta/ Video

di Giuseppe Pietrobelli

VENEZIA (24 dicembre) – L’Inno di Mameli taglia in due come una rasoiata ideologica, prima che acustica, il consiglio regionale del Veneto. Divide gli italiani convinti, che danno fiato alle ugole sventolando il tricolore, dai patrioti padani – improvvisamente muti – che escono dalla sala indignati per lo schiaffo politico subìto a microfoni aperti. Infatti il presidente dell’assemblea (Matteo Toscani, leghista) si affretta a farli spegnere, sospendendo la seduta. Ma ormai la frittata è fatta. Le strofe dell’elmo-di-Scipio e di Roma-s’è-desta hanno dilaniato in un pomeriggio prenatalizio la maggioranza di centrodestra, porgendo un colossale pacco dono a chi non aspettava altro che marcare differenze di stile e sostanza tra l’italianista Popolo della Libertà e il federalista Carroccio. Il fatto è che sono entrambi al governo della regione più verde d’Italia, su cui troneggia il Doge Luca Zaia.

L’eroe di giornata per gli unionisti è un consigliere dall’aspetto pacioso e dalla bonomia centrista che porta il nome di Stefano Valdegamberi. «L’inno volevo cantarlo alla fine, quando fosse stata approvata la legge che impegnava la Regione a organizzare celebrazioni per il 150. anniversario, che la Lega vede come la peste. Poi ho sentito quello che dicevano alcuni consiglieri verdi, quasi vivessero in una terra straniera. Ma qui sono morti decine di migliaia di meridionali nella Prima Guerra Mondiale per fare l’Italia. Allora ho deciso di cantare…».

Valdegamberi ha intonato l’Inno con veemenza. E dalla tasca ha tirato fuori il tricolore. Hanno cominciato a cantare i consiglieri di centrosinistra. Hanno cantato anche gli assessori Coppola, Donazzan e Giorgetti (ex An), con il vessillo in mano. Nell’aula è esploso il meccanismo delicato che aveva visto i leghisti in commissione esprimere indifferenza contraria al provvedimento, mentre centrosinistra e Pdl univano le rispettive proposte per votare in modo bipartisan un Comitato per i …

Genova, I Progetti Per Rifare Il Ponte: Da Quello Del Codacons A Calatrava

Genova – Tra i progetti per la ricostruzione del nuovo ponte Morandi inviati al sindaco-commissario, Marco Bucci, ce n’ è anche uno elaborato dal Codacons , che prevede l’ utilizzo delle parti del viadotto rimaste dopo il crollo, i cosiddetti “monconi”. L’ associazione, che si occupa di tutela dei consumatori, ha fatto sapere di avere consultato su questo i genovesi con un’ indagine online: l’ idea sarebbe piaciuta a quasi il 70% di quelli che hanno risposto. Secondo il progetto, bisognerebbe salvare i “monconi” , ricostruendo unicamente la parte di ponte crollata: si costruirebbe, al suo posto una «struttura “strallata”, con impalcato a sezione mista – si legge nel documento – formato da due travi di acciaio “tralicciate” e soletta di cemento armato»; si tratterebbe di un «nuovo ponte dedicato alle vittime della tragedia di Genova – hanno spiegato dal Codacons – in grado di garantire piena sicurezza ai cittadini grazie all’ adeguamento dei circa 700 metri di struttura ancora intatta» e « realizzato in tempi brevi, con risorse economiche inferiori per lo Stato e senza le difficoltà tecniche che presenta una demolizione totale del viadotto». | Decreto Genova, la Regione Marche ha presentato ricorso | Fra le “grandi firme”, anche Calatrava? Fra gli altri, anche la Cimolai Spa di Pordenone avrebbe presentato un progetto, firmato addirittura dall’ architetto Santiago Calatrava , secondo indiscrezioni che avrebbero trovato conferme ufficiose, ma non ancora ufficiali. La Cimolai ha realizzato in passato le paratie per il nuovo canale di Panama , la copertura dello stadio di Pechino in occasione delle Olimpiadi in Cina e la stazione della metropolitana di Ground Zero , a New York. La scadenza per la presentazione dei progetti per la demolizione e la ricostruzione del viadotto era ieri alle 12. Rixi: vedremo Bucci per l’ analisi dei progetti Sulla …

Convegno sul Lavoro – Motta 15 – 17 settembre 2000

Il cambiamento del lavoro: quale ruolo per le Acli? (Sintesi intervento)

Parto da due icone sociali:

1) il capitale sociale è l eredità sociale che le comunità hanno costruito e tramandano. Sono lo strumento per misurare il benessere di quella comunità. Noi abbiamo quindi tra le mani questa eredità.

Questa eredità quindi non può essere rinchiusa, ma va rigenerata e confrontata con le sfide della modernità. 2) La seconda la traggo dalla lettura del Corriere della sera di ieri sulla storia di due ragazzi, appena sposati , impiegati con contratti atipici da 900.000 lire al mese. Cosa vuol dire per loro immaginarsi nel futuro.

Il dato che ne traggo è che mai come oggi il lavoro è diventato centrale nei processi di costruzione di valore, ma che mai come oggi il lavoratore è vulnerabile e esposto di fronte a questi cambiamenti. Da qui l idea di pensare ad una flessibilità sostenibile.

La sfida riguarda quindi la famiglia, perché all interno di essa che la formazione e l apprendimento diventano dimensioni importanti per la persona, ma la sfida riguarda anche le comunità locali.

Il compito delle Acli oggi è di ritornare a fare una grande interrogazione sul lavoro mutevole, per capire cosa vi è dentro questo universo. Dobbiamo avere 5 obiettivi per una flessibilità sostenibile:

-far sì che il passaggio tra un lavoro e un altro sia vissuto drammaticamente

-evitare che la precarietà del lavoro diventi precarietà della vita individuale delle persone

-far si che itinerari di lavoro mutevole non siano all insegna del caos, ma rientrino in un disegno di qualificazione professionale

-far diventare il luogo di lavoro un luogo di relazioni interpersonali

-far si che le incertezze sul lavoro non si sommino alle esclusioni o alle differenze già esistenti.

Su questi 5 obiettivi le Acli sono chiamate ad impegnarsi. …

Rovigo. Ventenne stroncata in casa: stava andando a cantare nel coro della chiesa

Commento:

: E’ un gran peccato che il mio primo contatto con : gli Avventisti del Settimo Giorno sia stato così : amareggiante. : Mi riferisco alla Vs. sezione sul “Paranormale”, : che tanto per cambiare mette assieme cose che non : c’entrano nulla, come i medium e gli astrologi. : Sono un studioso di astrologia per passione, non : faccio consulti, nè gratis nè a pagamento. : So che l’astrologia è una cosa seria, una : disciplina complessa e degnissima, che merita : rispetto per la sua storia (antichissima) e per : la sua verità. : E’ – credetemi – con enorme intima sofferenza che : scopro che l’atteggiamento degli Avventisti è : identico a quello (che già fa soffrire molti : astrologi cattolici) della Chiesa romana: e cioè : chiusura, sterile, prevenuta, non documentata. : Il livello delle contestazioni mosse : all’astrologia è quello del Cicap, il : sedicente “Comitato di controllo sulle : affermazioni del paranormale”, che altera la : verità, tace le innumerevoli dimostrazioni ben : documentate e inganna il lettore. : Perchè tutto questo? : Ritenete che la pratica dell’astrologia sia : dannosa per la coscienza umana? Pensate che : l’uomo possa sentirsi schiavo di un destino cieco : in cui tutto è già deciso? : E allora, se volete, criticate l’utilità : dell’astrologia, ma per favore – ve ne supplico – : non mentite, e se non siete in malafede allora : informatevi veramente, studiatela, ne avete : l’obbligo in quanto uomini e ancor più in quanto : cristiani. : Basta studiare un po’ l’astrologia (quella vera, : non l’idiozia dei dodici segni sui giornali) per : scoprire che “funziona”. : Per voi non contano nulla i nomi di Galileo, : Leonardo Da Vinci, Goethe, Pascal, per non : parlare di Carl Gustav Jung? …

Vetture storiche e lunga notte ai musei

Cultura e Spettacolo

Rombo di motori d’epoca, vecchie auto fiammanti e tanta gente in festa. Si è ripetuto lo spettacolo della Mille Miglia, la manifestazione di auto storiche che, partite da Brescia, hanno percorso 1.718 chilometri, mille miglia appunto, lungo le strade d’Italia. Anche quest’anno la rievocazione della mitica corsa del passato ha toccato la nostra città, con la presenza di quattro equipaggi reggiani. La Bugatti T40 gialla di Ivano Frascari di Castellarano e Luciano Teneggi di Baiso è stata accolta con particolare calore al punto di timbratura del passaggio, in corso Garibaldi. Al volante dell’auto Frascari, 77 anni, da anni un appassionato di questa manifestazione motoristica. Le 450 vetture, provenienti da Modena, hanno percorso tutta la via Emilia, dirette a Parma per l’ultima tappa prima del traguardo bresciano. Ancora una volta i reggiani sono scesi in strada per ammirare i gioielli dell’industria automobilistica delle origini. La rievocazione storica ha visto la presenza di 71 case automobilistiche e di equipaggi provenienti da 41 paesi. E il pubblico reggiano si è dimostrato ancora una volta entusiasta.

Molto frequentata anche la notte dei Musei. C’era perfino una visitatrice da Copenaghen entusiasta delle iniziative reggiane. Fa sempre un doppio effetto, positivo, sentire simili parole da persone che abitano in luoghi meta di turismo di massa. Reggio è stata ritenuta interessante davvero da diverse persone, nella ‘Notte europea dei musei’, iniziativa che si ripete da 5 anni a questa parte. 4mila persone hanno trascorso la serata tra le sedi espositive aperte fino alle 23 come la Galleria Parmeggiani, il Museo del Tricolore e quello del Tempio della Beata Vergine della Ghiara. I nottambuli hanno potuto affollare i Musei Civici fino alle 2, luogo che ha fatto il pienone. Le iniziative a palazzo San Francesco sono iniziate già alle 19, proposte organizzate dall’associazione Moon, con …

Approvata Dal Parlamento Europeo La Bozza Di Direttiva Sulla Protezione Delle Invenzioni Biotecnologiche Presentata Dal Consiglio

Approvata dal Parlamento Europeo la bozza di Direttiva

sulla protezione delle invenzioni biotecnologiche

Il 12 maggio 1998 il Parlamento Europeo ha approvato la bozza di Direttiva1 sulla protezione della invenzioni biotecnologiche, adottata dal Consiglio dell’UE il 26 febbraio 1998. Il problema della protezione brevettuale per organismi viventi e parti del corpo umano è stato oggetto di discussione fra il Parlamento europeo e il Consiglio dell’UE per più di dieci anni, dato che la prima proposta per questa Direttiva è stata presentata dalla Commissione Europea nell’ottobre del 1988. Rispetto alla versione respinta il 1 marzo 1995 con 240 voti contro, 188 a favore e 32 astensioni, la bozza approvata contiene degli importanti chiarimenti e limitazioni della protezione di invenzioni riguardanti esseri umani e loro parti. In particolare, sono considerati non brevettabili (Art. 6): a) i procedimenti per la clonazione di esseri umani;

b) i procedimenti per modificare l’identità genetica di cellule germinali umane;

c) l’uso di embrioni umani per scopi industriali o commerciali;

d) i procedimenti per modificare l’identità genetica di animali che possano causare loro sofferenza senza sostanziali benefici di carattere medico per l’uomo o per gli animali, nonché gli animali risultanti da tali procedimenti.

Inoltre, viene chiaramente specificato (Art. 5) che, per brevettare una sequenza o sequenza parziale di un gene umano, deve essere identificata la funzione associata col gene.

La bozza oggetto di approvazione evita che la questione della brevettabilità venga confusa con l’esercizio del giudizio morale.

Tuttavia, il ruolo del Gruppo Europeo per l’Etica nella Scienza e nelle Nuove Tecnologie della Commissione (previsto dall’Art. 7) costituisce un aspetto problematico.

La questione dei brevetti per piante e animali rimane irrisolta, dato che la Direttiva conferma l’esclusione di “varietà animali e vegetali” dalla brevettabilità (Art. 4). Ciò lascia senza risposta anche la domanda posta alla Grande Camera dei Ricorsi, …

Le spese del cellulare a carico di ignari utenti

Cronaca

Il meccanismo era collaudato. Funzionava grazie al coordinamento di tre persone. I dati forniti da un ex responsabile di una società telefonica, un sessantenne di Trento, venivano sfruttati da un operaio che aveva per complice un corriere. L’operaio, un cinquantenne di Guastalla, riusciva a intestare a persone ignare, abbonamenti di telefonia mobile. Contratti che prevedevano la fornitura di smartphone e tablet di ‘fascia alta’. Le forniture venivano stipulate con più compagnie telefoniche, che provvedevano a spedire i dispositivi. Il pacco però non arrivava al titolare della sim telefonica, perché nella fase di consegna interveniva il corriere complice, un cinquantenne, anch’egli di Guastalla. Grazie a questo aiuto, l’operaio riceveva a casa i telefonini e gli altri dispositivi previsti dagli abbonamenti. Oltre a telefonare a spese altrui, l’uomo rivendeva gli articoli provento della truffa.

Il giro è stato bloccato dai carabinieri di Guastalla, che all’inizio del 2015 avevano raccolto la denuncia di un’imprenditrice reggiana. Sul conto corrente della donna erano state addebitate fatture di un gestore telefonico per oltre 3mila euro. Quattro le utenze cui corrispondeva il traffico delle chiamate. Così come quattro erano i telefonini che risultavano recapitati alla signora, che però non aveva mai ricevuto alcunché. Perquisita, nell’abitazione dell’operaio presunto autore della truffa, gli uomini dell’Arma hanno trovato, oltre a smartphone e ad altri apparacchi, documenti sospetti. Due chiavette usb contenevano infatti copie di documenti d’identità e di contratti sottoscritti da persone residenti anche fuori regione. All’interno delle cartelle erano contenuti inoltre timbri e visure camerali di aziende. 14 le truffe portate alla luce dagli inquirenti. Ai danni di cittadini di Reggio Parma, Modena, Bologna e Mantova. I tre uomini individuati sono stati denunciati. Dovranno rispondere di concorso in truffa aggravata e falsità in scrittura privata.…

La Prima Sentenza Italiana Su Un Brevetto Biotecnologico

La prima sentenza italiana su un brevetto biotecnologico

Il Tribunale di Milano ha applicato una serie di principi direttamente a un brevetto biotecnologico per la prima volta nella sentenza n 15864 dell’11 novembre 1999 riguardante il caso “Chiron Corp e Ortho Diagnostic Systems contro Sorin Biomedica Diagnostic”. Sebbene per la sua complessità il testo della decisione non si presta ad essere agevolmente riassunto, di seguito sono riportati alcuni dei principi applicati dalla sentenza.

I risultati industriali (polipeptidi polinucleotidi e metodo diagnostico) immediateamente derivanti dall’applicazione tecnica di una scoperta (individuazione della struttura genetica HCV) e descritti come tali, sono brevettabili ai sensi dell’Art. 2585 del Codice civile.

La valutazione dell’attività inventiva di risultati industriali brevettabili ai sensi dell’Art. 2585, non può essere effettuata indipendentemente dalla scoperta da cui derivano. In un tal caso quindi la verifica del “novum” dovrà essere compiuta sulla scoperta in quanto tale.

L’individuazione e la descrizione della sequenza di un virus (nello specifico HCV), laddove effettuata in assenza di alcuna informazione sulla composizione chimica del virus stesso ed utilizzando processi tecnici noti in arte solo singolarmente e non nella combinazione esattamente utilizzata dagli inventori, comporta attività inventiva.

L’importanza scientifica di una scoperta e l’insuccesso di tentativi da parte di gruppi di ricercatori qualificati sono indizi significativi della sussistenza di attività inventiva per una invenzione biotecnologica.

L’omologia di sequenza è un criterio adatto per identificare la portata di una invenzione che abbia ad oggetto polipeptidi, nel caso in cui l’applicazione di tale criterio sia scientificamente fondata e la percentuale indicata ragionevole secondo quanto è noto allo stato della tecnica.

In tal senso l’omologia dovrà essere applicata alla sequenza effettivamente descritta nel brevetto, e non ad eventuali sequenze utilizzate a puro scopo definitorio.

Nel caso specifico il criterio dell’omologia per definire l’innovazione associata all’individuazione della struttura genetica HCV è …

La multisala della cultura

Cultura e Spettacolo

‘Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire’: Questa citazione, dal capolavoro della scrittrice Marguerite Yourcenar, ‘Memorie di Adriano’, calza come un guanto al nuovo centro culturale di Cavriago. Il “Multiplo” è persino più di una biblioteca, in un tempo in cui la cultura attraversa uno degli inverni più freddi. La ristrutturazione di Villa Sirotti Bruno e la realizzazione della nuova ala adiacente hanno richiesto un investimento complessivo di circa 7 milioni di euro.

Il discorso del sindaco Delmonte durante l’inagurazione

Programmata 5 anni fa, il Comune ha potuto portare a termine l’opera grazie anche al contributo delle aziende del territorio. “Per le spese di gestione avevamo messo da parte 250 mila euro – spiega il sindaco di Cavriago Vincenzo Delmonte – la manovra Tremonti dell’estate del 2010 ha comportato la sforbiciata di 250 mila euro alle risorse destinate dallo Stato al Comune, ora possiamo gestire la struttura per 4 anni solo grazie a 30 imprese cavriaghesi”.

Il Multiplo è costituito da 3 edifici collegati, immersi in un giardino all’italiana. Villa Sirotti Bruono, elegante dimora dei primi del Novecento in stile liberty, ospita sale studio e uffici. Nell”ex casa colonica trova spazio un’edicola, una sala per concerti e conferenze e gli spazi per la scuola di musica. Nel nuovo edificio, dalle grandi vetrate e a basso impatto energetico, c’è la biblioteca, con volumi, riviste cd, dvd e due atelier. Nel giardino inoltre l’accesso a internet è libero e gratuito. Il multiplo resterà aperto anche giovedì sera e una domenica al mese per consentire a chi lavora di utilizzare i servizi.

All’inaugurazione ha partecipato buona parte del paese, in una due giorni di festa per tutta la comunità. I bambini delle scuole …

Berlusconi: «Sono un fuoriclasse Ho salvato l’Italia dal default»

BAREFOOT & BONDAGE PHOTO FANTASIES – FRANCO SAUDELLI

di Luca Cirillo

BAREFOOT & BONDAGE PHOTO FANTASIES è la nuova opera firmata “Franco Saudelli” per le edizioni “Glittering Images” e la prima interamente dedicata alla fotografia, con sessioni di “bondage” e “foot fetish” che vedono protagoniste Daemon, Gisi, Varla, Marcella, Marilyn, Noemi, Olga, Sonia Topazio, Stacy e…Raffaella Ponzo!

Eh si…finalmente anche l’ideatrice di “Palcoscenico”, nonchè protagonista del nuovo attesissimo film di Tinto Brass, si è sottoposta alle “cure” di Saudelli, che le ha dedicato la “stritolosa” copertina di nude-bondage, nonchè 6 pagine interne!

Proprio Raffaella è la vera, assoluta, straripante novità di questo raffinato book, per la sua naturalezza nel “vivere” i set fotografici e nel riuscire già al suo esordio a catalizzare con professionalità da veterana “fetish-queen”, l’attenzione del lettore sulle sue estremità, esaltate ancora maggiormente dalla maestria di Saudelli.

Ma veniamo ai dettagli del volume:

Della copertina ho già parlato e delinea alla perfezione le “nobili e avvolgenti” intenzioni del book…

Il primo set vede protagonista “la bionda” Stacy Burke, a cui fa seguito un tris di sessioni dedicate ad Olga Stiller: i primi due set sono di puro bondage, e Olga si esibisce in un classico “noir” (con tanto di lunghi guanti neri) e in un insolito “dominio della cameriera”.

Nel terzo set (che personalmente ritengo il più bello) Saudelli ritrae Olga mettendo in risalto le sue estremità in una dimensione più rilassata ma non meno interessante…

Poi è la volta di un’altra “costante” di Saudelli, ovvero la conturbante Marylin, in un mini-set bondage e si arriva alla “mitica” Gisi (per gli amanti del foot-fetish è ormai una “icona”)…7 pagine per lei!

Le prime foto sono autentiche delizie per gli appassionati del “foot worship”…Gisi si diverte a giocare con le sue estremità con una sfrontatezza quasi infantile, in …

Stangata sui trasporti pubblici dopo i tagli regionali: Belluno +15%, Padova +10%

di Maurizio Dianese

VENEZIA – L’Ulss 12 raddoppia. Il buco. L’anno scorso era di 110 milioni. Quest’anno diventerà di 220 milioni. E via andare. Non ci sono santi, l’Ulss 12 continua ad essere sottofinanziata di 100 milioni l’anno. Del resto la Regione Veneto non ha fatto altro che confermare in questi giorni i quattrini erogati nel 2010 – quando l’Ulss ha fatto un buco di 110 milioni – e dunque per il 2011 le cose non possono cambiare. Anzi, il rosso peggiorerà visto che nel frattempo sono aumentati i costi. Del 4 per cento per quanto riguarda i fornitori, dell’8 per cento per quanto riguarda le case di cura convenzionate – pagate a piè di lista dall’Ulss 12.

In più c’è il fatto che i fornitori cominciano a subissare l’Ulss di richieste di pagamento. E i decreti ingiuntivi dei Tribunali fioccano. E l’Ulss paga gli interessi sui fondi che non arrivano dalla Regione e che sono già impegnati. Insomma è una buona notizia che siano confermati i finanziamenti dello scorso anno – 563 milioni 677 mila contro i 564 milioni e 518 mila del 2010 – ma non c’è da stappare la bottiglia. Certo, poteva andare peggio. Ma è come quel poveraccio che, mentre lo attaccano alla croce, si chiedeva che cosa gli potesse mai succedere di peggio, salvo trovarsi appeso a testa in giù. Ecco, diciamo che l’Ulss 12 continua a restare crocifissa e l’intervento dei consiglieri regionali veneziani l’ha salvata dal trovarsi a testa in giù. Ma il problema resta.

Antonio Padoan, direttore generale dell’Ulss 12: «Ci danno gli stessi quattrini del 2010. E dove sono finiti i 20 milioni in più chiesti dai consiglieri regionali per la specificità di Venezia? E i 10 milioni in più per il project dell’ospedale? Noi abbiamo più anziani e più malati, …

Il “caso Sergio”, l’inchiesta fantasma e la “velina” dei Servizi

Editoriale

L’ondata di rivelazioni e di congetture seguite al ritrovamento, nei faldoni del processo Aemilia, di alcune carte in cui compare il nome di Maria Sergio, dirigente del Servizio Pianificazione e qualità urbana del Comune di Reggio dal 2004 al 2014 e moglie del sindaco Luca Vecchi, sembra essersi placata, almeno temporaneamente. Può essere utile allora cercare di mettere in fila i fatti accertati.

Il primo punto fermo è che nel 2006 la Procura di Reggio aprì un’inchiesta, denominata ‘Brick’, cioè mattone, su alcune pratiche urbanistiche del Comune di Reggio, di cui si ipotizzava che fossero viziate da irregolarità per favorire alcuni soggetti. Finì sotto osservazione in particolare la delocalizzazione di volumetrie di Act da via Talami a Largo Blasetti, nella zona di via Settembrini, dietro la quale si sospettava vi fosse un’operazione speculativa a vantaggio dell’imprenditore edile Gaetano Papaleo, scomparso nel 2013. Tre persone di cui non si conosce l’identità furono iscritte nel registro degli indagati, ma – e questo è un secondo punto fermo – tra queste non c’era Maria Sergio. Il procuratore capo Giorgio Grandinetti ha spiegato che la dirigente del Servizio Pianificazione non è mai stata indagata.

Terza certezza: le indagini si protrassero per tre anni, ma gli inquirenti non trovarono elementi penalmente rilevanti. Il 4 aprile 2008 la variante di delocalizzazione fu approvata dal Consiglio Comunale, ma i permessi di costruire non furono mai ritirati e ora sono decaduti. Degli episodi scandagliati all’epoca dalla Procura di Reggio, noti anche alla Dda di Bologna, non si fa cenno nell’ordinanza di custodia cautelare dell’inchiesta ‘Aemilia’ e nel decreto di rinvio a giudizio.

Ma 7 anni dopo quell’indagine, all’inizio del 2013, le stesse vicende vennero ripescate in un’informativa dell’Aisi, i servizi di sicurezza interni, su possibili infiltrazioni della cosca Grande Aracri nell’apparato politico-amministrativo del Comune di Reggio. I …