Incidenti o malattie possono limitare la nostra attività: vi diciamo come uscirne

di Sergio Zanellato

TREVISO (3 agosto) – Un poliziotto indagato. Per omessa denuncia. Sapeva e ha taciuto. Conosceva tutto del giro. Questa è l’ipotesi accusatoria. L’agente in servizio nella questura di Treviso è finito – su decisione del pubblico ministero Iuri De Biasi che coordina le indagini – nell’elenco delle persone delle quali la polizia giudiziaria sta approfondendo la posizione.

L’accusa che gli è mossa, ma è tutta ancora da verificare, è legata alla vicenda a luci rosse che ha conquistato la ribalta nazionale grazie al programma televisivo de “Le Iene” su Italia 1 che hanno denunciato quanto avveniva al civico 53 di via Sant’Agostino. Rinforzando l’immagine intramontabilmente godereccia di Treviso, città di “Signore & signori”.

Bruna Zandonà, la sessantenne trevigiana che gestiva l’appartamento a luci rosse, ha confessato. Il 3 dicembre così si presenterà in aula nel Tribunale di Treviso per essere giudicata. Davanti al pm De Biasi a fine giugno ha ammesso la sua attività. Sia quella esercitata in prima persona, sia quella di promozione della prostituzione. A metà luglio il magistrato ha disposto pure che all’appartamento che ospitava il “giro” venissero apposti i sigilli. La Procura di Treviso ritiene che il poliziotto fosse a conoscenza di quanto succedeva e di come Bruna Zandonà gestiva le giovani squillo. La donna, durante le registrazioni effettuate da Italia 1 aveva vantato, davanti ad una finta aspirante lucciola, l’esistenza di “coperture” tra le forze dell’ordine. L’agente della questura di Treviso sarebbe stato a conoscenza del fatto che la prostituzione in via Sant’Agostino era gestito dalla Zandonà, con il relativo pagamento da parte delle ragazze di percentuali sulle prestazioni alla maitresse.

L’attività aveva preso il via 3-4 anni fa. Per le ragazze vigeva la settimana corta: il sabato e la domenica niente lavoro. La casa per appuntamenti funzionava dal lunedì al venerdì, …

È morta Valeria Moriconi

Jesi (An), 16 giugno 2005 – Non si è spenta ancora l’eco per la morte del grande direttore d’orchestra Carlo Maria Giulini, che ecco giungere notizia della scomparsa di Valeria Moriconi. L’attrice, malata da tempo, aveva chiesto di trascorrere l’ultimo periodo a Jesi, sua città natale, dove si è spenta ieri, assistita dal compagno, Vittorio Spiga. Valeria Abbruzzetti – questo il suo nome da nubile – era nata il 13 novembre 1931. A soli sedici anni aveva debuttato a teatro, recitando in una compagnia amatoriale; un anno dopo si era sposata con Aldo Moriconi, di cui decise di mantenere il cognome anche dopo l’esaurirsi del rapporto coniugale.

Interprete sensibile ma dotata di un carattere energico, esordì al cinema nel 1953, in un episodio del film Amore in città, di Alberto Lattuada. Ma fu il teatro il vero grande amore della sua vita artistica. Un sodalizio benedetto da Eduardo De Filippo in persona, che dopo un breve provino la scritturò nel ’57 per ricoprire il ruolo della protagonista femminile in De Pretore Vincenzo. Molto adatta in ruoli classici e drammatici ma capace di interpretazioni maiuscole anche nella Locandiera di Goldoni o nella Bisbetica domata di Shakespeare, Valeria Moriconi amava le sfide. nel ’60 fu Mina ne L’Arialda di Giovanni Testori, diretta da Luchino Visconti (spettacolo poi ritirato dalle scene perché ritenuto troppo esplicito) e molti anni dopo – siamo nel 1996 – accettò con entusiasmo la parte offertale dal regista Gabriele Vacis ne La rosa tatuata, il dramma di Tennessee Williams che Anna Magnani portò sullo schermo, ricavandone l’Oscar. In precedenza, il suo nome era comparso a fianco di quelli di Franco Enriquez (con il quale condivise un periodo fondamentale della sua vita), Glauco Mauri e Mario Scaccia (poi sostituito da Luzzati): insieme fondarono la Compagnia dei Quattro, che portò in …

Tdk, La Sponsorizzazione Di Eventi Pesa Nel Giudizio Sulla Notorietà Del Marchio

TDK, la sponsorizzazione di eventi pesa nel giudizio sulla notorietà del marchio

Il Tribunale di Primo Grado ha evidenziato il peso che la sponsorizzazione frequente e regolare di eventi popolari può avere nel giudizio sulla notorietà del marchio, unitamente alla quota di mercato detenuta ed all’intensità, all’ambito geografico e alla durata dell’uso.

Una società danese, la Aktielselskabet af 21 november 2001 (nel seguito Aktielselskabet), aveva richiesto la registrazione del segno denominativo TDK per articoli di abbigliamento, scarpe, cappelleria appartenenti alla classe 25. La TDK Corporation aveva proposto opposizione in base sia ad una registrazione comunitaria, sia a 35 registrazioni nazionali anteriori, riguardanti marchi che o erano costituiti dalle lettere TDK, oppure le comprendevano. Le registrazioni coprivano apparecchi per la registrazione, la trasmissione, la riproduzione del suono e delle immagini in classe 9.

La commissione di ricorso dell’Ufficio per l’Armonizzazione nel Mercato Interno (UAMI) aveva confermato la decisione della divisione di opposizione, la quale aveva constatato l’assenza di rischio di confusione fra i due marchi, dal momento che i prodotti coperti non erano nemmeno lontanamente simili. Essa tuttavia aveva accolto l’opposizione in applicazione dell’art. 8, n. 5, del Regolamento sul marchio comunitario, ai sensi del quale il marchio registrato anteriore gode di una protezione estesa, nonostante i prodotti non siano simili, se gode di notorietà nell’area geografica in cui è registrato, e se l’uso senza giusto motivo del marchio richiesto può trarre indebitamente vantaggio dal carattere distintivo o dalla notorietà del marchio anteriore, o recare pregiudizio allo stesso.

La Aktielselskabet aveva proposto ricorso di fronte al Tribunale di Primo Grado sostenendo, in sostanza, che l’UAMI non aveva sufficientemente dimostrato, ai fini dell’applicazione dell’art. 8, n. 5, né che il marchio anteriore godesse di notorietà nell’area geografica in cui era registrato, né che l’uso del marchio richiesto potesse trarre indebitamente vantaggio dal …

Il Treno Della Pace Di Ferma Ad Assisi – Incontro Interreligioso

Il “treno della pace” si ferma ad Assisi

Quanta emozione e quante belle speranze ieri, nella piazza inferiore della basilica di San Francesco ad Assisi! Il papa ha voluto fortemente ripetere la giornata di preghiera interreligiosa del 1986, al grido di “Mai più guerre in nome di dio”. Il dialogo interreligioso è una conquista civile e morale moderna, venuta dopo secoli di guerre per motivi (ufficialmente) religiosi, e in un momento in cui questi conflitti, che ritenevamo ingenuamente superati, sono tornati a decidere le sorti del mondo. Ma anche in questo caso le guerre ispirate a principi religiosi, sono in realtà motivate da tutto quel groviglio inestricabile che sono gli interessi economici e politici di pochi potenti, che sfruttano la miseria e/o la credulità delle masse, ammantando i reali motivi, biecamente materialistici ed opportunistici, con l’aura sacrale della divinità e della giustizia.

La Chiesa Cattolica un tempo era maestra in questo, anzi, si può dire che la sua costituzione e la sua durata si siano rette su questa logica perversa. Grazie al cielo oggi sembra aver preso coscienza dei suoi errori passati, errori che però – non dimentichiamolo – sono storia recente, basta vedere le connivenze con il fascismo, l’opposizione cieca alla sinistra, l’appoggio incondizionato al capitalismo, le gravi omissioni, il colpevole silenzio che hanno caratterizzato la sua azione durante il secondo conflitto mondiale. Papa Wojtyla sembra sinceramente pentito, in quanto rappresentante della Chiesa nel suo complesso, per le azioni negative del passato, chiede perdono, ammonisce a non ripetere gli stessi errori, annuncia tiepide aperture. Tra queste la più evidente è appunto il dialogo interreligioso, l’organizzazione di eventi e giornate come quella di ieri, il confronto con le altre culture.

Molto bello e molto saggio. Hanno aderito con entusiasmo i rappresentanti di ben 11 religioni diverse, provenienti da tutto il …

Padre Sinopoli descrive il convento dei carmelitani a San Vito

Commento:

: Abbiate pazienza anche se un pò in ritardo… : ma mi sento di scrivere qualcosa sulle arti : marziali visto che le ho praticate. per poco un : anno finchè ho capito… : fin da piccolo ero un patito delle arti : marziali… il pensiero di onnipotenza che : trasmettevano quei film cinesi o : giapponesi,malfatti l’idea dellinvincibilità le : piroette, la prestanza fisica e psichica che si : poteva raggiungere… tutto era così : affascinante… ma mio padre non mi lasciava : frequentare i corsi di karate. : finchè un bel giorno diventato ”grande” nella : mia città nella cassetta della posta ho trovato : un volantino ” scuola di aikido di arti e : filosofia giapponese”, sono andato: : Era una vera scuola di arti marziali e : riassumendo: : al maestro insegnante- ” completa sottomissione” : al maestro defunto,la cui foto era messa sul : kamiza( luogo dove riposano gli dei) ad est punto : cardinale del dojo (dove sorge il sole), si : rivolgevo il 1° e l’ultimo saluto accompagnato da : un momento di meditazione, se non adorazione da : parte dei più anziani. : le arti marziali quelle serie cioè quelle che : ripropongono questo tipo di spirito mirano a : educare il soggetto che le pratica, nella ricerca : di quella energia interiore, il ki, che gli : permette di formare uno spirito una forza : interiore e una sicurezza in se stessi che li : porta alla statura di dei… questa e una ricerca : continua che dura una vita,e permettetemi che : porta allo spiritismo.VI RCCORDATE NEL GIARDINO : DELL’EDEN…? DIVENTERETE COME DIO. : Il mio Dio non è il sole e nuppure il maestro : defunto ne quello vivente ma bensì Gesù studiate : il Suo carattere la …

La Sentenza Zirh Chiarisce L’interazione Fra Somiglianza Fonetica E Concettuale Dei Marchi

Il titolare del marchio SIR si era appellato al Tribunale di Primo Grado sostenendo che l’UAMI aveva valutato erroneamente il rischio di confusione fra i due marchi. Il ricorrente sosteneva che le parole SIR e ZIRH sono praticamente identiche dal punto di vista fonetico, e che sebbene il marchio SIR sia figurativo, l’elemento denominativo è predominante e caratterizza il marchio nel suo complesso, mentre lo stemma è puramente decorativo.

Nella sentenza emessa il 3 marzo 2004 (procedimento T-355/02), il Tribunale ha stabilito che i prodotti oggetto dei due marchi sono in parte simili e in parte identici. Secondo il Tribunale non sussiste somiglianza né visiva né concettuale fra i due marchi dal momento che la parola ZIRH non presenta significato in nessuno lingua ufficiale dell’Unione Europea ma i marchi sono simili dal punto di vista fonetico in alcuni paesi dell’Unione Europea.

Citando la propria giurisprudenza, il Tribunale ha riconosciuto che un rischio di confusione fra due marchi possa essere creato anche dalla sola somiglianza fonetica, ma che questa possa essere neutralizzata dalle differenze concettuali che distinguono i marchi in questione. Tale neutralizzazione richiede che almeno uno dei marchi abbia un significato chiaro e determinato, di modo che il pubblico possa immediatamente comprenderlo, come accade per la componente denominativa del marchio SIR. Nel caso in questione, ha aggiunto il Tribunale, tale neutralizzazione è avvalorata dal fatto che i marchi SIR e ZIRH presentano anche differenze visive. Il Tribunale ha quindi respinto il ricorso.

Questa pronuncia del Tribunale di Primo Grado è importante soprattutto perché esprime chiaramente il principio secondo il quale una differenza concettuale, laddove uno dei marchi abbia un significato che il pubblico possa comprendere immediatamente, può neutralizzare una somiglianza fonetica nella valutazione del rischio di confusione. Tuttavia è anche da notare che in questa decisione il Tribunale di Primo …

Teatro di qualità in provincia

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Teatro di qualità in provincia

Dopo una prima inaugurazione teatrale col Boris Godunov della Fura dels Baus e un’altra musicale con Lucio Dalla, entra finalmente nel vivo la ventinovesima edizione di Benevento Città Spettacolo, l’importante rassegna diretta per il secondo anno dall’attore-drammaturgo-regista Enzo Moscato. Il tema da lui scelto per fare da filo conduttore agli spettacoli di quest’anno – una trentina, tra messinscene vere e proprie, recital, performance, esiti di laboratori, divisi in una serie di sezioni – è Lo straniero. Disa(r)mare la prosa, e vuole provocatoriamente illuminare le confluenze e gli intrecci con ogni genere di “altro drammaturgico”.

Tre le “prime” nazionali previste per venerdì 12: Parole dette in sogno, ispirato a un racconto di Kafka, L’esame, tradotto e recitato in dialetto napoletano dallo stesso Moscato, Alla meta di Thomas Bernhard diretto e interpretato da un’altra grande del teatro partenopeo, Marina Confalone, Tra la terra e il cielo di Giorgio Barberio Corsetti, incentrato sulle inopinate intromissioni dell’ultraterreno – diavoli, angeli, Dio, la Morte – nella normale giornata di quattro personaggi di oggi. Da segnalare inoltre Orchestra in sciopero, in cui Remondi e Caporossi si cimentano nell’insolita veste di cantanti, rivestendo estemporaneamente di parole le musiche di tanti spettacoli da loro creati (martedì 16), L’altro, un sorprendente omaggio di Paolo Graziosi a monsignor Della Casa e al suo Galateo, con la regia di Alfonso Santagata (domenica 21), e Toledo Suite, un evento conclusivo che vede insieme Moscato e lo scultore Mimmo Paladino (domenica 21).

È in corso in queste sere anche Quartieri dell’Arte, un festival internazionale interamente dedicato alla drammaturgia contemporanea che si svolge fino al 15 ottobre a Viterbo e a Caprarola. Venerdì 12 e sabato 13 si replica Eventi tragici recenti, una …