Editoriale

L’ondata di rivelazioni e di congetture seguite al ritrovamento, nei faldoni del processo Aemilia, di alcune carte in cui compare il nome di Maria Sergio, dirigente del Servizio Pianificazione e qualità urbana del Comune di Reggio dal 2004 al 2014 e moglie del sindaco Luca Vecchi, sembra essersi placata, almeno temporaneamente. Può essere utile allora cercare di mettere in fila i fatti accertati.

Il primo punto fermo è che nel 2006 la Procura di Reggio aprì un’inchiesta, denominata ‘Brick’, cioè mattone, su alcune pratiche urbanistiche del Comune di Reggio, di cui si ipotizzava che fossero viziate da irregolarità per favorire alcuni soggetti. Finì sotto osservazione in particolare la delocalizzazione di volumetrie di Act da via Talami a Largo Blasetti, nella zona di via Settembrini, dietro la quale si sospettava vi fosse un’operazione speculativa a vantaggio dell’imprenditore edile Gaetano Papaleo, scomparso nel 2013. Tre persone di cui non si conosce l’identità furono iscritte nel registro degli indagati, ma – e questo è un secondo punto fermo – tra queste non c’era Maria Sergio. Il procuratore capo Giorgio Grandinetti ha spiegato che la dirigente del Servizio Pianificazione non è mai stata indagata.

Terza certezza: le indagini si protrassero per tre anni, ma gli inquirenti non trovarono elementi penalmente rilevanti. Il 4 aprile 2008 la variante di delocalizzazione fu approvata dal Consiglio Comunale, ma i permessi di costruire non furono mai ritirati e ora sono decaduti. Degli episodi scandagliati all’epoca dalla Procura di Reggio, noti anche alla Dda di Bologna, non si fa cenno nell’ordinanza di custodia cautelare dell’inchiesta ‘Aemilia’ e nel decreto di rinvio a giudizio.

Ma 7 anni dopo quell’indagine, all’inizio del 2013, le stesse vicende vennero ripescate in un’informativa dell’Aisi, i servizi di sicurezza interni, su possibili infiltrazioni della cosca Grande Aracri nell’apparato politico-amministrativo del Comune di Reggio. I vecchi sospetti, risultati infondati, venivano riproposti e a questi se ne aggiungevano di nuovi, con pesanti accuse dirette a Maria Sergio. L’informativa dei servizi, inviata alla Questura e al Comando provinciale dei Carabinieri, è basata sulle confidenze di un informatore. Il Comando provinciale dei Carabinieri inviò al Procuratore capo un rapporto su presunti illeciti e favoritismi commessi da Maria Sergio. La stessa cosa fece l’allora Questore di Reggio Domenico Savi. Il Procuratore Grandinetti trasmise gli atti alla Dda di Bologna.

Ma qual è il grado di attendibilità dell’informatore dei servizi? L’informativa contiene alcuni errori macroscopici. Vi si dice, ad esempio, che la Sergio è ‘la principale indagata’ in un’inchiesta per corruzione e abuso d’ufficio aperta nel 2006 dalla Procura di Reggio e che le indagini hanno permesso di acquisire ‘positivi riscontri probatori’ sul suo comportamento illecito. In realtà, la dirigente comunale non è mai stata indagata, come ha spiegato il procuratore Grandinetti.

Ma ci sono anche altri aspetti che lasciano perplessi. La moglie di Vecchi viene indicata come contatto dei fratelli Salvatore e Roberto Turrà per ottenere appalti e concessioni edilizie. Roberto Turrà è stato rinviato a giudizio nel processo Aemilia, ma tra i reati che gli vengono contestati, a tre anni di distanza da quella nota, non c’è quello di aver ottenuto commesse o permessi di costruire con la corruzione, men che meno da Maria Sergio.

Si sostiene poi che l’avvocato Domenico Grande Aracri, uno dei fratelli del boss Nicolino, si vantava di poter contare sulla Sergio per l’assegnazione di appalti per la ricostruzione post terremoto. Ma a Reggio il sisma del maggio 2012 non fu violento come nella Bassa e non ci furono appalti per la ricostruzione. E se ci fossero stati non li avrebbe assegnati il Servizio guidato da Maria Sergio. I falsi, gli sfondoni e le numerose incongruenze hanno probabilmente inciso sul giudizio della Dda che, dopo aver ricevuto gli atti, non li trovò di suo interesse e li restituì alla Procura di Reggio.