ROMA (2 gennaio) – Il C-130 dell’Aeronautica militare italiana con la salma del caporal maggiore Matteo Miotto, 24 anni, ucciso venerdì scorso in Afghanistan in una base avanzata del Gulistan, è atterrato alle 10.08 all’aeroporto di Ciampino. A bordo dell’aereo, anche il generale Giorgio Cornacchione, comandante Centro operativo vertice interforze. Nel pomeriggio camera ardente, dalle 16.30 alle 19, al policlinico militare del Celio. Le esequie solenni si terranno nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli, a Roma, lunedì alle ore 11 e saranno trasmesse in diretta su Raiuno a partire dalle 10.30. Poi la salma partirà per Thiene, dove sarà allestita una seconda camera ardente. La salma sarà tumulata nel cimitero di Thiene.

La morte del caporal maggiore Miotto «è stata immediata e causata da un solo colpo» di arma da fuoco. Dunque «per il militare non c’era

nessuna possibilità di sopravvivere»: lo ha detto Paolo Arbarello, direttore dell’istituto di Medicina legale dell’Università La Sapienza di Roma, che ha eseguito l’autopsia sul corpo del militare. «C’è stato un solo colpo che ha provocato una lesione che ha determinato la morte immediata – ha detto Arbarello – E’ stata una morte immediata, qualunque soccorso non sarebbe valso a cambiare le cose. L’equipaggiamento era assolutamente adeguato, c’erano tutte le protezioni adeguate, è stata una circostanza assolutamente sfortunata».

Matteo Miotto, l’alpino deceduto in Afganistan, è stato colpito fra il collo e la spalla in un punto in cui era non era coperto dal giubbotto antiproiettile: è quanto è stato spiegato oggi davanti alla camera ardente da fonti dell’esercito, sulla morte dell’alpino di 24 anni. Il giubbotto antiproiettile, infatti, copre la zona che va dall’arco polmonare al bacino; esiste poi una componente antischegge, per garantire i movimenti del corpo.

Napolitano assente a Ciampino per influenza. Presenti a Ciampino i familiari del caporal maggiore Miotto e la sua fidanzata Giulia, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il ministro della difesa, Ignazio La Russa, il capo di Stato maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini, e il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. Il generale Camporini ha comunicato ai genitori di Miotto l’impossibilità di Napolitano ad essere presente a Ciampino, a causa di un’influenza persistente. Napolitano – si legge in un comunicato stampa – non potrà neanche partecipare alle sue esequie funebri, ma ha assicurato il proprio intendimento di incontrare i genitori dell’alpino caduto alla prima occasione utile, possibilmente in una sua prossima visita istituzionale in Veneto.

Le mani di La Russa sulla bara. Come per il rientro di altre salme di militari caduti all’estero, si è ripetuto il rituale con il ministro della Difesa, Ignazio La Russa che, al posto del capo dello Stato, ha appoggiato entrambe le mani per alcuni secondi sul feretro. Impossibile per mamma Anna, papà Francesco e la fidanzata Giulia, poco distanti, trattenere le lacrime. Subito dopo l’ultima “carezza” data da La Russa, un trombettiere del 7° Reggimento alpini di Belluno ha eseguito le note del “Silenzio”, che hanno riecheggiato in tutto l’aeroporto. Portato in spalla da sei commilitoni, il feretro, seguito dai familiari e passando davanti ad un picchetto d’onore, ha raggiunto un carro funebre fermo ad un centinaio di metri dalla piazzola di parcheggio riservata all’aereo.

La Russa: lezione di dignità dalla famiglia Miotto. «Mi ha colpito la lezione di dignità della famiglia di Matteo Miotto e questo mi fa dire che sarebbe davvero un insulto non portare a termine la missione in Afghanistan con la stessa intensità e dedizione di Matteo – ha detto il ministro La Russa – L’obiettivo è certo di tornare a casa il più presto possibile, ma si tornerà quando avremo consegnato l’Afghanistan al legittimo governo che sia in grado di contrastare il terrorismo».

Francesco Miotto: ci sono dubbi, mi dicano come è morto mio figlio. «È legittimo chiedere come è morto un figlio – aveva detto ieri Francesco Miotto, 63 anni, papà di Matteo – Ieri mi hanno chiamato i suoi comandanti dall’Afghanistan dicendo che era stato colpito ad una spalla, poi adesso si parla di un colpo che l’avrebbe raggiunto al fianco. I dubbi, come si vede, non li ho avanzati io, ci sono delle versioni che non sono concordanti. Non voglio alzare polemiche e posso capire che nei momenti concitati di un fatto come questo ci siano delle versioni discordanti. Ma noi famigliari vogliamo capire cosa è successo. L’esame autoptico lo faranno per questo».

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