Milano, 22 aprile 2005 – Ha compiuto 52 anni il 13 gennaio Stéphane Lissner, il nuovo sovrintendente e direttore artistico del Teatro alla Scala, nominato ieri all’unanimità dal Consiglio di amministrazione della Fondazione omonima. Alla riunione hanno partecipato tutti i consiglieri a eccezione di Marco Tronchetti Provera, trattenuto da altri impegni. C’erano però il Sindaco (e presidente dell’ente lirico) Gabriele Albertini, il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri (dimessosi dieci giorni fa dal Cda della Filarmonica), l’amministratore delegato dell’Eni Vittorio Mincato, il consulente governativo Bruno Ermolli, e poi Carlo Secchi, consigliere dell’Università Bocconi, Paolo Sciumè, avvocato, già consigliere Parmalat e Mauro Meli, il sovrintendente contestato che – come ha avuto modo di ricordare più volte in queste settimane – non ha mai realmente preso possesso dell’incarico affidatogli dal Cda. Dopo la revoca di Carlo Fontana e la sua nomina, era scattata immediatamente l’agitazione dei lavoratori del teatro che di fatto gli ha impedito di operare. Il suo, ieri, era il volto più scuro, anche perché l’addio di Meli a Milano sarà completo; è infatti tramontata l’ipotesi di un suo incarico al Teatro degli Arcimboldi, il cui futuro rimane per altro ancora da chiarire. Alla riunione ha preso parte anche il Prefetto Bruno Ferrante, figura istituzionale ed esterna alla crisi che ha svolto in questo ultimo periodo un prezioso lavoro di contatto e ricucitura con le rappresentanze sindacali.

Ma torniamo a Stéphane Lissner. Natali a Parigi, proveniente da una famiglia di origine ungherese, il neo-sovrintendente della Scala dimostrò di avere le idee chiare sul suo futuro fin dall’adolescenza: aveva infatti appena 16 anni quando compose la sua prima opera. Musicista ma anche appassionato di teatro, negli anni Settanta fu animatore del Centro di drammaturgia di Aubervilliers e co-direttore del Centro di drammaturgia di Nizza. Nel decennio successivo fu chiamato a dirigere lo storico Théâtre du Châtelet di Parigi, riuscendo a restituirgli la fama e l’allure che aveva ad inizio secolo (scorso).

Il «capolavoro» manageriale di Lissner è tuttavia ritenuto quello compiuto nella cittadina di Aix-en-Provence, dove approda nel 1998 per risollevare le sorti del locale Festival d’art lyrique. Vi riesce, portando la manifestazione ai vertici, a livello di quelli di Salisburgo e Glyndebourne, cittadina del Sussex a una cinquantina di chilometri da Londra, da settant’anni méta ambita dai melomani di tutto il mondo. Lissner non lascerà il Festival francese, cui è legato fino al 2009, mentre è probabile l’addio a un’altra prestigiosa manifestazione lirica, la Wiener Festwochen che si tiene nella capitale austriaca. Scetticismo in tal senso è stato espresso dallo stesso sovrintendente Luc Bondy, che ha precisato di essere pronto a tutto pur di trattenere Lissner a Vienna, ma con poche speranze di riuscita.

Lissner, che parla poche parole di italiano ma che ha promesso di apprendere la nostra lingua quanto prima, appena appresa la notizia ufficiale dell’incarico ha dichiarato di voler fare della musica la sua priorità principale. Nei prossimi giorni se ne saprà certamente di più. Anche perché, probabilmente giovedì 28 aprile, tornerà a riunirsi l’assemblea dei lavoratori della Scala, che dovrebbe sancire la fine delle agitazioni e l’apertura di un confronto con i vertici della Fondazione per la soluzione dei problemi ancora sul tappeto. Tra questi, la situazione finanziaria e gestionale del teatro, il futuro degli Arcimboldi e la programmazione artistica. Esiste poi anche il dilemma di trovare un sostituto all’altezza di Riccardo Muti, dimessosi all’inizio di aprile in aperto dissenso con l’Orchestra che l’aveva «sfiduciato». Il Maestro tornerà il 2 maggio a dirigere alla Scala, ma solo per onorare un impegno preso in precedenza, e comunque alla testa non della compagine scaligera, bensì dei Wiener Philharmoniker. Al momento l’ipotesi più accreditata sembra quella di lasciar decantare le acque, rinunciando a trovare immediatamente un nuovo direttore musicale, che dovrà avere caratteristiche non comuni per far dimenticare i quasi vent’anni di permanenza della bacchetta italiana nel tempio della lirica.

Nella foto, Stéphane Lissner